Fisioterapia Domiciliare a Roma

Rottura della Cuffia dei Rotatori: Perché si Verifica?

Lesioni alla Cuffia dei Rotatori della spalla sono incidenti che capitano con una certa frequenza, si manifesta con dolore all’articolazione ma soprattutto impotenza funzionale, ovvero attraverso l’impossibilità di alzare il braccio.
Parlare dell’articolazione della spalla è una semplificazione, in quanto si tratta del complesso di 5 articolazioni e ventisei muscoli che garantiscono il movimento e la stabilità a quella che è la parte che compie il complesso di movimenti più vasto di tutto il corpo.
La cuffia dei rotatori, nello specifico è formata da quattro muscoli e dai loro tendini che avvolgono l’articolazione appunto come una cuffia:
sovraspinato, il più soggetto a lesioni,
sottoscapolare,
sottospinato
piccolo rotondo.
Lesioni alla cuffia possono coinvolgere uno o più muscoli e possono essere totali o parziali.

Perché accade

 

Fondamentalmente le cause si possono ridurre o a un evento acuto o ad un problema cronico.

Una lacerazione si può produrre improvvisamente in seguito ad una caduta sul braccio,  nel sollevare qualcosa molto pesante, nella pratica sportiva come conseguenza di una sollecitazione troppo impegnativa.

Molto frequenti sono però danni alla cuffia prodotti dalla degenerazione dei tendini, causata da un eccessivo uso, in particolare in compiti molto ripetitivi di tipo professionale.

Quello che accade nei muscoli e nei tendini è che unitamente all’invecchiamento che conduce ad una progressiva rigidità di tutto l’apparato muscolare, anche per il diminuito apporto di sangue, un eccessivo uso di alcuni muscoli arriva a tramutarli in una sorta di stringhe, cioè a perdere le loro proprietà elastiche e quindi a renderli soggetti a “sfrangiamento” e rotture complete che nello specifico della cuffia avviene prevalentemente a livello dei tendini.

Possono crearsi nelle parti più soggette a sollecitazioni delle calcificazioni che rappresentano il segno di una infiammazione cronica e piccoli speroni ossei come si possono osservare nella spina calcaneare e nella spina tibiale e rappresentano la testimonianza di anni e anni di tensioni.

I sintomi

 

Impotenza funzionale, ovvero difficoltà o impossibilità a muovere il braccio, dolore, scroscio articolare.

Quando la rottura accade in seguito ad incidenti può essere avvertita la sensazione dello strappo.

La diagnosi dovrà essere effettuata da uno specialista perché i sintomi della rottura della cuffia sono sovrapponibili all’infiammazione della spalla. quella che una volta veniva chiamata periartrite.

La diagnosi

 

  • risonanza magnetica che permette di valutare meglio i tessuti a forte contenuto acquoso, come i muscoli, i tendini, le cartilagini, le borse articolari

Il trattamento

 

A seconda della gravità della lesione lo specialista potrà decidere per una terapia di tipo conservativo o per un intervento chirurgico

La terapia di tipo conservativo contempla:

riposo: lo specialista potrebbe consigliare di indossare un tutore per un po di tempo,

fisioterapia: per ridurre l’infiammazione, promuovere processi di riparazione, di guarigione e recuperare l’articolarità

antinfiammatori: per il dolore.

Qualora queste terapie non dessero risultati soddisfacenti o la lesione fosse troppo vasta si dovrà ricorrere all’intervento chirurgico.

Considerazioni

 

Rispetto ad anni fa il ricorso alla chirurgia è piuttosto diminuito rispetto all’utilizzo della terapia conservativa, in particolare la fisioterapia, il motivo è che attraverso un fisioterapia mirata si può restituire equilibrio ai muscoli della cuffia, recuperare un movimento funzionale e prevenire ricadute.

Infatti anche dopo un intervento è sempre raccomandata una riabilitazione funzionale per il recupero di tutta la spalla in quanto il rischio di recidive, soprattutto per lesioni di tipo degenerativo, è molto elevato.

 

Fisioterapia nella Cura delle Fratture e Ritardi di Consolidamento Causati dall’Infiammazione Cronica

Il ritardo nel consolidamento di fratture e la cicatrizzazione di ferite, soprattutto nella popolazione anziana, sempre molto più frequentemente viene attribuita all’infiammazione cronica.

Di cosa si tratta?

L’ infiammazione cronica non è una malattia curabile in modo semplice.

E’ un insieme di situazioni che lavorano in modo subdolo, sotto sotto, verrebbe da dire.

Ha alcuni aspetti in comune con l’infiammazione acuta che si può sperimentare nel caso di un trauma, di una malattia virale, di un’infezione batterica.

La parte si gonfia, brucia, fa male.

Questo tipo di infiammazione è la difesa del nostro organismo, senza entrare eccessivamente nei dettagli, il corpo mette in atto una serie di provvedimenti destinati a sconfiggere “l’invasore”, o a curare e rimarginare l’eventuale ferita.

Quello che capita, quando il sistema non funziona bene, è che questi processi di guarigione/difesa non vanno a buon fine e l’infiammazione comincia a cronicizzare, cioè il meccanismo non si arresta.

Questa situazione può coinvolgere tutto l’organismo e può danneggiare molti organi.

Molti studiosi ritengono che la causa possa essere lo stile di vita occidentale, eccessivamente ricco di carboidrati e zuccheri, di carne e latticini, quindi forse sarebbe meglio dire, semplicemente, troppo ricco.

Ma in realtà sono coinvolti molti altri fattori: familiarità, fattori ambientali, ad esempio lo stress che in persone predisposte può funzionare come una miccia.

I sintomi di questa infiammazione, nascosta e persistente, si possono vedere con l’aumento delle placche di colesterolo, la steatosi epatica (fegato grasso), l’ovaio policistico, l’aumento di incidenza di ictus e infarti, malattie oncologiche e ritardo nella guarigione di fratture e ferite.

E’ difficile comprendere i meccanismi che scatenano queste situazioni, ma appare sempre più chiaro che la resistenza insulinica sia una importante causa e allo stesso tempo conseguenza.

Fattori alimentari, fattori genetici ovvero predisposizione, fattori ambientali.

Cosa fare?

I nostri consigli si limitano ai casi di ritardo nel consolidamento di fratture.

Non mangiate eccessivamente latticini nella convinzione che aiutino per l’apporto di calcio.

Evitate zuccheri semplici e eccesso di carboidrati.

Cercate di adottare una dieta disintossicante a base di tanta verdura.

La vitamina D può aiutare.

Adottate uno stile di vita più sano che comprenda movimento all’aria aperta.

Ma soprattutto andate da uno specialista in fisioterapia che sappia valutare la situazione nel suo complesso.

Speriamo di esservi stati utili con i nostri consigli.

 

 

 

Tendinite del Ginocchio

La Tendinite può colpire uno o più tendini muscolari del ginocchio, facenti parte della loggia posteriore della coscia, ovvero l’insieme dei muscoli posteriori della coscia deputati a piegare il ginocchio: gli ischio crurali.

   Le Cause

 

I muscoli di questa parte del corpo sono particolarmente soggetti a stiramento e a sviluppare conseguentemente a tendiniti a causa della loro natura e della loro funzione.

Questi muscoli hanno una forte prevalenza tendinea e inserendosi sulla parte posteriore del bacino intervengono per garantire la postura eretta.

Vanno facilmente soggetti a contrattura a causa dei piccoli traumi in allungamento cui sono sottoposti.

La tendinite può colpire giovani che si sottopongono ad attività sportiva senza adeguato allenamento, sforzi eccessivi e persone anziane nelle quali può essere conseguenza di rigidità dovuta alla perdita di elasticità dei muscoli e tendini.

I Sintomi

 

 

In primo luogo dolore nella parte posteriore del ginocchio soprattutto quando si cammina o quando si allunga o si tenta di piegarlo che può irradiarsi fino al bacino.

Gonfiore nel cavo popliteo (dietro al ginocchio)

Impotenza funzionale: difficoltà a muovere il ginocchio.

 

La Diagnosi

 

La diagnosi dovrà essere effettuata da uno specialista in quanto il ginocchio potrebbe manifestare gli stessi sintomi anche in conseguenza di altre patologie: lesioni al menisco, artrosi ecc.

Il medico potrà richiedere una ecografia o una risonanza magnetica per  la diagnosi.

Il Trattamento       

           

 

In fase acuta è sempre consigliabile ghiaccio e riposo.

Potrà essere effettuato massaggio decontratturante direttamente sul muscolo e sul polpaccio.

Stretching mirato ovvero effettuato passivamente per restituire al muscolo la lunghezza e evitare l’eccessiva trazione sul tendine.

Il medico potrà consigliare antinfiammatori.

La guarigione potrà essere aiutata da trattamenti con ultrasuono terapia.

Nei casi più seri che tardano a migliorare potranno essere indicate infiltrazioni con cortisonici dallo specialista.

La tendinite può cronicizzare, adottare abitudini che aiutino a limitare le riacutizzazioni può essere molto importante.