Fisioterapia Domiciliare a Roma

PARKINSON E GINNASTICA

 

 

Numerosi studi effettuati su campioni importanti di pazienti affetti dal Morbo di Parkinson hanno dimostrato la grande efficacia dell’esercizio fisico nel contrastare gli effetti della malattia, i miglioramenti sono possibili e duraturi e la qualità della vita ne risente in maniera significativa.

Per questi motivi le linee guida del trattamento al morbo di Parkinson devono sempre contenere l’indicazione a praticare esercizio fisico più volte a settimana.

 

Quale tipo di esercizio?

Per capire quale è l’attività indicata per queste persone cerchiamo di capire cosa succede all’apparato muscolare in conseguenza della malattia di Parkinson.

L’apparato muscolare svolge le sue funzioni, nel caso specifico, semplificando, muovere il nostro corpo, attraverso comandi nervosi che vengono elaborati dal cervello nelle sue diverse aree motorie appartenenti al Sistema Extra Piramidale sulla base di informazioni sensitive e alla fine il risultato di questo complicato processo  giunge alla placca neuromotoria ovvero al muscolo.

La comunicazione fra le cellule nervose avviene attraverso segnali di tipo elettrico e segnali di tipo chimico che utilizzano dei neurotrasmettitori.

Nel Morbo di Parkinson classico, (esistono anche molti “Parkinsonismi”) quello che viene a mancare è il neurotrasmettitore prodotto dai neuroni di una piccola area del cervello chiamata Substanzia Nigra: la Dopamina.

I medicinali attualmente in commercio con vari nomi, sono principalmente a base di L-Dopa, che superata la barriera emato-encefalica viene elaborata e trasformata in Dopamina.

Questo farmaco, purtroppo, non riesce ad arrestare la malattia, che è degenerativa, cioè tende a peggiorare con il tempo e non può essere dato in quantità eccessiva per svariati effetti collaterali.

Cosa provoca nell’apparato muscolare la mancanza di questo neurotrasmettitore?

Rigidità, non come nelle conseguenze dell’ictus, nel Parkinson si parla di rigidità tipo “Troclea dentata” cioè il muscolo cede a piccoli scatti.

Tremore soprattutto intenzionale, che può anche non essere presente, viene chiamata così la difficoltà ad iniziare l’azione.

Atteggiamento campocormico parola difficile che descrive la postura nel Parkinson ovvero flesso in avanti con “il corpo che insegue il suo baricentro”.

Instabilità ovvero la sensazione di avere poco equilibrio.

Sensazione generale di “rallentamento” .

Anche a un non addetto ai lavori sarà chiaro che un quadro di questo tipo porterà presto ad una generale insicurezza  che condurrà, se non trattata, alla paura di uscire, alla paura di cadere e ad un generale decadimento della qualità della vita.

L’associazione terapia farmacologica più ginnastica è quella che ha dimostrato di condurre ai migliori risultati, quindi tornando alla domanda iniziale quale ginnastica?

Un insieme ben calibrato di esercizi di: rinforzo muscolare, stretching, miglioramento del balance (equilibrio), tai chi chuan.

Dpobbiamo iniziare dalla valutazione del singolo paziente: questo tipo di training viene costruito “su misura” il paziente anziano e ancora di più con il Morbo di Parkinson non può sopportare un carico di esercizi che possano provocare un affaticamento eccessivo, ma d’altro canto, il tempo è il nostro nemico, la malattia è degenerativa, non possiamo sprecarne.

Per questo dovremo valutare, sintetizzando:

-età,

-stato di salute generale, presenza concomitante di altre patologie da considerare,

-possibilità attuali,

-potenzialità di recupero di abilità perse per inattività,

-aspettative del paziente

Sulla base di queste informazioni sarà costruito un progetto riabilitativo che il paziente dovrà eseguire in parte con il terapista ed in parte autonomamente.

Cosa può legittimamente aspettarsi un persona che intenda iniziare un programma di questo tipo?

Dipende da molti fattori, non ultimo lo stadio di avanzamento della malattia, ma, il miglioramento è certo.

Migliore elasticità muscolare, maggiore forza, migliore equilibrio, migliore postura, miglioramento di dolori alla colonna vertebrale, miglioramento del rischio di cadute, miglioramento del tono dell’umore, miglioramento della qualità della vita.

 

Per chi volesse approfondire un interessante studio è quello pubblicato su New England Journal of Medicine in data 9 febbraio 2012 dal titolo Tai Chi and Postural Stability in Patiens with Parkinson’s  Disease.

SINDROME DA IMMOBILIZZAZIONE

 

 

 

Quando si parla di “Sindrome da Immobilizzazione” si intende un complesso insieme di sintomi che insorgono in una persona anziana quando è costretta a letto per un periodo di tempo piuttosto lungo.

COSA SUCCEDE

Quando un anziano, in seguito ad una frattura (è un classico la frattura del femore), ad una influenza o un altro avvenimento debilitante anche di entità assai minore, è costretto a letto per un periodo prolungato può andare incontro ad un vero e proprio collasso dei vari apparati . In questo caso si parla di  ” Sindrome da Immobilizzazione” , e quest’ultima nei casi più gravi può condurlo al decesso  nel giro di pochissimo tempo.

PERCHE’ ACCADE

  • il ristagno di muco nei polmoni predispone a  infezioni: bronchite, polmonite ecc;
  • la pelle può andare incontro a piaghe da decubito nei punti di maggior compressione;
  • a causa della posizione distesa e dell’immobilità l’apparato urinario e l’intestino possono avere difficoltà a svuotarsi con conseguenti infezioni alla vescica e ai reni, stipsi e formazione di fecalomi;
  • la capacità di deambulare viene persa in pochi giorni;
  • alterazioni al senso dell’equilibrio,  vertigini;
  • l’apparato osseo subisce  demineralizzazione;
  • l’apparato muscolare va incontro a ipotrofia, indebolimento, retrazioni, dolore;
  • calo dell’appetito con conseguente denutrizione e disidratazione;
  • alterazione del ritmo del sonno con frequenti riposini e insonnia notturna;
  • importanti conseguenze sull’apparato cardiovascolare, in particolare stasi venosa che favorisce la formazione di trombi;
  • soprattutto, ciò che più stupisce i familiari, un importante e veloce decadimento delle funzioni cognitive accompagnato da disorientamento, confusione mentale e turbe psichiche che formano un quadro di demenza senile difficile da recuperare.

 

La migliore strategia  è la  prevenzione:

  • limitare la permanenza a letto;
  • prevenire i decubiti;
  • cambiare la posizione del paziente con frequenza;
  • stimolare dal punto di vista intellettivo;
  • rendere partecipe;
  • adattare l’ambiente di casa alle capacità dell’anziano;
  • mobilizzare quotidianamente;

La presenza e i consigli di un fisioterapista esperto sarà essenziale: attraverso visite e terapie settimanali e l’istruzione dei familiari o delle persone addette all’assistenza potrà essere attuato un attento programma teso a mantenere le capacità residue, incrementarle e a recuperare quelle perse non appena superato l’evento patologico.

Il fisioterapista valuterà:

  • la mobilità, la forza e il tono muscolare, la coordinazione dei movimenti, l’andatura, la flessibilità articolare;
  • il dolore durante il movimento;
  • il rischio di cadute, la tolleranza all’attività;
  • la motivazione o la riluttanza al movimento;
  • le alterazioni o lesioni dei piedi e condizioni circolatorie;
  • le restrizioni motorie ( da immobilità);
  • la capacità di usare ausili e di svolgimento delle attività quotidiane;
  • lo stato psichico e il tono dell’umore;
  • il tipo di assistenza necessaria: consigliare ed insegnare ad usare gli ausili, aiutare o stimolare a compiere attività.

Attraverso terapie sperimentate ma adattate al singolo caso, lavorerà in equipe con la famiglia per far “ripartire” il paziente il più velocemente possibile.