Fisioterapia Domiciliare a Roma

Parliamo di: Pressione Alta

Cos’è

Si parla di pressione alta o più precisamente di ipertensione arteriosa quando la pressione arteriosa  misura valori stabilmente più alti di quelli normali.

Stabilmente più alti significa che durante i controlli nella stessa giornata e nel tempo i valori sono costantemente alterati.

E’ importante chiarire questo punto perché la pressione risente di molti fattori: è più bassa al mattino, si alza nel corso della giornata per poi abbassarsi di nuovo dopo pranzo e rialzare la sera.

Inoltre risente dell’agitazione e dello sforzo, per questo bisogna riposare, cercare di rilassarsi prima di effettuare la misurazione ed eventualmente ripetere a distanza di pochi minuti.

Come si misura?

Attraverso apparecchi muniti di una fascia che va avvolta sopra il braccio in corrispondenza dell’arteria, con funzionamento manuale o a batterie.

Quali sono i valori che ci devono far pensare di avere la pressione alta?

Una misurazione regolarmente sopra i 140 mm/Hg ed una minima sopra i 90 mm/Hg ci deve far allarmare perché  significa che ci troviamo già in uno stadio di preipertensione/ipertensione di grado lieve.

La pressione alta non dà sintomi riconoscibili facilmente perché il mal di testa, sangue dal naso, la sensazione di confusione, il prurito ecc sono sintomi riconducibili anche ad altre patologie.

Per questo è importante monitorare  con regolarità.

Quando i valori stabilmente, quindi all’interno di piccole variazioni nell’arco della giornata e della settimana si posizionano fra 140 160 di massima e 90 100 di minima abbiamo l’ipertensione di grado 1.

Quando le misurazioni evidenziano risultati sempre sopra 160 di massima e 100 di minima siamo già in un quadro di ipertensione di grado 2.

Cause

Fra le cause di pressione alta possiamo distinguere l’ipertensione primaria dovuta a fattori come l’invecchiamento, la vita sedentaria, la familiarità, abitudini come il fumo, eccessivo uso di caffè e di sale oltre a problemi al sistema nervoso vegetativo.

 

L’ipertensione secondaria, circa il 10% del totale, può essere causata da patologie dell’apparato endocrino, il diabete, la gravidanza, alcuni farmaci come il cortisone, alcune droghe come la cocaina, gli alcolici oltre a problemi alle arterie come l’ateriosclerosi.

Cura

L’ipertensione primaria dipende moltissimo dalle abitudini di vita, nei primi gradi della malattia sono sufficienti aggiustamenti e piccole modifiche delle abitudini: perdere peso, fare attività, limitare il sale, eliminare il fumo per riuscire a riportarla entro parametri normali.

Nei casi più seri rimandiamo al medico curante e allo specialista.

 

Sindrome di Ehlers Danlos

 

La Sindrome di Ehlers Danlos prende il nome da un dermatologo danese e un medico francese che descrissero l’insieme dei sintomi che caratterizzano questa patologia di origine genetica che colpisce il collagene e più in generale il tessuto connettivo.

 

Sei forme

 

Le revisioni più recenti, nel 1998, hanno ristretto la classificazione a sei forme:

  1. la classica e
  2. l’ipermobile che sono le più diffuse,
  3. la vascolare,
  4. la cifoscoliotica,
  5. la artroclasia,
  6. la rara dermatosparassi di cui si contano circa dieci casi diagnosticati al mondo.

Il genotipo, ovvero l’informazione genetica che determina le alterazioni del tessuto connettivo e che determina il fenotipo (dal greco apparire+impronta) cioè l’insieme delle caratteristiche mostrate da un organismo, nella maggior parte dei casi è di tipo autosomico dominante.

Vale a dire che è sufficiente una sola copia dell’allele che presenta l’informazione difettosa per far esprimere la malattia.

Alcune forme però, sono di tipo autosomico recessivo, in altre parole necessitano che entrambe i genitori siano portatori del gene mutato e che lo trasmettano al figlio.

Sintomi

Sarebbe meglio parlare di caratteristiche, perché la Sindrome di Ehlers-Danlos può essere considerata una vera patologia solo nei casi in cui i geni mutati si esprimano in maniera estrema.

-Iperflessibilità articolare con predisposizione alla lussazione e distorsione, che a livello della colonna vertebrale può comportare cifosi, scoliosi, ernia del disco, schiocco delle articolazioni,

-cute molto elastica, sottile e delicata con tendenza ad ecchimosi e a lenta guarigione in caso di ferite, con possibile formazione di anormali cicatrici e pieghe cutanee eccessivamente abbondanti,

-debolezza muscolare, facile affaticabilità

-fragilità dei vasi sanguigni , con predisposizione ad aneurismi.

Diagnosi

La diagnosi di EDS può essere estremamente complicata, perché per alcuni tipi non esistono test genetici o esami specifici.

L’esame clinico, eseguito da uno specialista unitamente ad un attento esame della storia clinica familiare possono indirizzare il medico verso esami genetici che possano chiarire quale è il gene che codifica male e identificare con certezza il tipo di sindrome in quanto esistono molte patologie che presentano caratteristiche simili: Sindrome di Marfan,Sindrome di Stickler, ecc.

Cure

Non esistono cure, il sospetto o la certezza della SED devono condurre a modificare lo stile di vita al fine di evitare traumi e sovra affaticamenti ad un apparato muscolo scheletrico molto delicato.

Controlli frequenti sono necessari per verificare lo stato delle arterie, delle articolazioni e di tutte le altre parti del corpo che possono essere coinvolte.

Sono sconsigliati ovviamente tutti gli sport potenzialmente traumatici e trasportare pesi, mentre sono raccomandabili attività sportive leggere effettuate con professionisti che conoscano la malattia e che sappiano proporre esercizi atti a rinforzare senza traumatizzare muscoli e articolazioni.

 

Il consiglio del fisioterapista

 

In malattie di questo tipo si ha la compresenza di debolezza muscolare e contratture, che non sono un segno di forza del muscolo, al contrario un sintomo di sofferenza, spesso conseguente a sforzi eccessivi ma in questi casi anche per sforzi minimi.

Il lavoro del fisioterapista sarà finalizzato a mantenere un buon equilibrio muscolare, tendineo e legamentoso attraverso esercizi, massaggio e allungamenti secondo un programma personalizzato.

Ernia del Disco Lombare

L’ernia del disco corrisponde alla fuoriuscita della sostanza del nucleo dai limiti dell’anello
fibroso.

La causa può essere ricercata in sollecitazioni eccessive, sforzi ripetuti, una prolungata tensione
imposta al meccanismo del disco, alterazioni dell’anello fibroso o combinazioni di tutti questifattori.

Si può trattare di una sollecitazione

•  abnorme di un meccanismo discale normale
•  normale di un meccanismo discale alterato
•  normale di un meccanismo discale normale ma impreparato a subirla.

 

Sintomatologia.

Il paziente affetto da ernia discale lombare riferisce una storia di sciatica: descrive cioè un dolore che originando in corrispondenza della regione lombo sacrale o di un gluteo si irradia
lungo uno degli arti inferiori.

Spesso non è presente un evento traumatico immediatamente precedente: il dolore di una caduta, di un urto, del sollevamento di un forte peso; in effetti uno stretto rapporto cronologico fra stress ed insorgenza del dolore è tutt’altro che frequente.

Lo sforzo violento o le sollecitazioni ripetute hanno spesso avuto luogo molto prima dell’improvviso inizio dei disturbi ed hanno creato i presupposti per l’erniazione.
L’anello fibroso, indebolito, perde la sua elasticità della sua capacità di contenzione in seguito agli insulti subiti, a questo punto una sollecitazione di intensità anche moderata può provocare l’erniazione del materiale del nucleo.

Di solito il dolore compare all’improvviso e provoca una contrattura dei muscoli paravertebrali sufficiente ad immobilizzare Il tronco: il paziente non può flettersi in avanti o mettersi di nuovo
dritto dopo una flessione senza accusare una grave intensificazione dei disturbi.

Qualsiasi movimento del tronco provoca spasmo muscolare e dolore.

In altri casi il dolore si insedia contemporaneamente a livello lombosacrale e lungo l’arto
Inferiore.

Il dolore o il senso di contrattura che il paziente può avvertire nella regione anteriore della coscia è dovuto la contrattura del muscolo ileopsoas che accompagna la cosiddetta scoliosi antalgica acuta, questo spasmo rientra nel meccanismo di immobilizzazione che impedisce i movimenti della colonna vertebrale bloccandola.

La sciatalgia è un dolore dovuto a irritazione per lo più da compressione del tronco del nervo sciatico o delle sue radici avvertito lungo l’arto Inferiore.

 

 

 

La Discopatia (Cerchiamo di Capire Cos’è)

 

Se ho mal di schiena mi devo preoccupare di avere un’ernia del disco lombare?

Per fortuna no, la discopatia si manifesta principalmente con il mal di schiena ma un dolore occasionale non deve preoccupare più di tanto.

Le lesioni dei dischi sono un argomento di discussione sempre attuale,  l’origine non è chiara perchè in realtà esistono moltissime cause che possono provocarle.

Si manifesta come la classica lombalgia.

Discorso diverso se il dolore soprattutto lombare tende a ripresentarsi e ad assumere carattere di cronicità.

I termini Bunging, Brotrusione, Erniazione, Degenerazione che si leggono sulle risultanze di radiografie e risonanze magnetiche, sono usati spesso come sinonimi per descrivere un danno al disco ma nessuno di essi chiarisce il perché si sia creato.

Cerchiamo di capire come è fatto e come funziona.

 

E’ formato di due parti: la più esterna cilindrica o a ciambella, l’anello fibroso, è composto da cartilagine fibrosa (di cui sono composti anche i menischi, appunto strutture che fungono da cuscinetto) disposta in strati  con direzione che la rendono molto resistente alla compressione e un nucleo gelatinoso.

Il disco non contiene ne vasi ne nervi, il suo colore è bianco perché non contiene sangue in quanto si nutre per imbibizione dal liquido articolare, inoltre è importante sapere che il disco NON DUOLE cioè non è in grado di provocare dolore.

Sono le strutture intorno che ci trasmettono il dolore.

I dischi hanno altezza e dimensioni variabili a seconda della posizione nella colonna.

I più alti sono nella colonna lombare e misurano circa 9mm, perchè devono sopportare un carico maggiore.

A livello cervicale dove sono sottoposto a maggiore movimento troviamo i più sottili circa 5 mm.

In totale costituiscono un quarto della colonna vertebrale e sono costantemente soggetti a stress di torsione, compressione e taglio.

Nel tempo sono questi traumatismi che incidono sul trofismo e sulla struttura del disco il quale va
incontro ad una degenerazione progressiva.

La Degenerazione del Disco Lombare

Cos’è la Degenerazione del Disco Lombare ?

La degenerazione del disco inizia con fessure fra le fibre e con la disidratazione che conduce
piano piano alla rottura e alla fuoriuscita della parte interna.

Dobbiamo ricordare che il disco è fatto di cartilagine fibrosa e non è vascolarizzato quindi riceve nutrimento ed idratazione dal liquido articolare.

L’invecchiamento riduce l’elasticità dei dischi ma questo processo non rappresenta una vera
discopatia e non contribuisce all’insorgenza di quadri patologici e dolorosi se tutti gli altri fattori
che condizionano la funzione della colonna sono adeguati.

Esiste una predisposizione costituzionale a degenerare precocemente e anche traumatismi
ripetuti determinano le stesse conseguenze.
Quando iniziano le sofferenze dell’anello fibroso e si creano lacerazioni e frammentazioni,
inizialmente, vengono riparate da grossolani addensamenti di fibre che non riescono a far
recuperare al disco le sue qualità elastiche.
Le sollecitazioni da taglio sono quelle che danneggiano maggiormente i dischi.

Quando si possono produrre?

Il meccanismo principale è quello dei pesi sollevati con la colonna piegata.

Cosa succede?

Il peso della parte superiore della schiena non cade in maniera regolare sui dischi ma l’appoggio diviene laterale, quindi la vertebra appoggia con il bordo, quasi pizzicando il disco.

Infatti l’incidenza più elevata di processi degenerativi si ha dove queste sollecitazioni sono più intense L5 S1- C5
C6- C6 C7.
Possono dipendere anche da una postura inadatta ad esempio sedere molte ore davanti al computer con sedie non adatte o atteggiamenti sbagliati che aumentano l’angolazione delle forze che agiscono
sul disco.

Schiena Dolore da un Lato

Da cosa dipende il dolore da un solo lato della schiena?

Il dolore da un solo lato, nella parte bassa della schiena: “mal di  reni” come viene comunemente descritto, può avere diverse origini.
Può dipendere dai muscoli, dalle articolazioni, dagli organi interni, dalla colonna vertebrale.
Le lesioni muscolari, le contratture e il dolore renale sono le cause più frequenti di mal di schiena da un solo lato.
Dato che il mal di schiena è un sintomo troppo generico la localizzazione del dolore è di grande aiuto nella diagnosi e per la cura.
La sensazione di dolore che colpisce i fianchi potrebbe provenire dalla regione dei glutei o dall’articolazione dell’anca.
La sofferenza proveniente dagli organi interni potrebbe essere provocato dall’intestino, dalle ovaie, dall’utero, dai reni o dal pancreas.
Il malessere percepito può essere avvertito come un dolore sordo, bruciante o lancinante a secondo dei motivi.

 

Dolore di origine muscolare

 

 

La lombalgia ha spesso una origine muscolare, si tratta  di lesioni  che possono interessare le vertebre, i legamenti, le cartilagini di tutta l’area.

Queste lesioni si possono produrre per sforzi eccessivi, movimenti bruschi e posture scorrette, soprattutto quando sono protratte per lungo tempo.

Bisogna chiarire che non si tratta di strappi muscolari, questa definizione viene usata spesso a sproposito per definire il dolore muscolare, il vero strappo è una interruzione nella continuità del muscolo, quindi una autentica rottura. Tutto il resto rientra nelle lesioni minori, contratture e stiramenti.

 

Discopatia

 

Una discopatia, cioè una sofferenza del disco vertebrale, chiamata anche protrusione e l’ernia del disco può causare dolore centrale o da un lato della schiena.

Una discopatia può svilupparsi per un trauma improvviso o lentamente negli anni.

Quali sono i sintomi cui prestare attenzione?

Aggravamento dei sintomi sotto carico, quando si cammina.

Dolore da un solo lato della schiena che si irradia al gluteo e alla coscia.

Parestesie alla gamba dolorante.

Infezione renale

 

 

Un dolore sordo che colpisca la parte bassa della schiena potrebbe essere il sintomo di una infezione renale.

Una infezione ai reni può originare da una infezione alle vie urinarie che risalgono fino all’apparato renale.

Quali altri sintomi andare a ricercare? Urine scure e con presenza di sangue, febbre, nausea.

 

Calcoli renali

 

 

I calcoli renali sono delle formazioni dure che possono formarsi all’interno del rene.

Quando uno di questi “sassolini” si stacca e inizia il suo percorso verso l’espulsione attraverso l’uretere può causare dolore lancinante, le cosiddette coliche renali.

Può essere presente sangue nelle urine, febbre e dolore nell’urinare.

Le cause della formazioni di calcoli sono sempre difficili da chiarire, certo è invece che bere abbondantemente, ovvero avere urine molto diluite è una valida terapia per la prevenzione dei calcoli urinari.

 

 

Dolori mestruali

 

 

Anche i dolori mestruali possono causare lombalgia il dolore proveniente da utero e ovaie può irradiarsi nella parte posteriore dell’addome e causare tensione e dolore.

Il dolore può anche irradiarsi alle gambe e quindi coinvolgere addome, schiena, gambe.

E’ sempre opportuno consultare un medico in caso di dolori molto forti e persistenti per escludere endometriosi.

 

 

Trattamento

 

Il mal di schiena lombare può avere molte cause che necessitano di accurate ricerche per una chiara diagnosi e poter intraprendere una terapia risolutiva.

Il medico potrà decidere approfondimenti che potranno essere analisi del sangue e delle urine, risonanza magnetica, radiografie ecc, oppure inviare ad uno specialista.

Come comportarsi se si tratta di un dolore occasionale, non molto intenso e che non faccia sospettare qualcosa di più serio?

Riposo, che non significa stare a letto ma limitare le attività più faticose, evitare di restare in piedi a lungo e di sollevare pesi.

Massaggio decontratturante, tens eventualmente che aiuta a ridurre il dolore e riprendere le attività.

Riguardo agli antiinfiammatori locali o sistemici è importante chiarire che il parere del medico va sempre sentito, soprattutto se si stanno prendendo altri farmaci.

 

 

 

Dolore alla Scapola: Quali Cause ?

 

LA SCAPOLA

La Scapola è un osso piatto che insieme alla clavicola forma la spalla e attraverso la cavità glenoidea offre alloggiamento alla parte superiore dell’omero

Sentire dolore nella parte alta della scapola e al centro della schiena, fra le due scapole, si può rivelare estremamente invalidante.

I movimenti del braccio ne risultano gravemente influenzati e tutte le attività della vita quotidiana possono risentirne.

IL DOLORE

Il dolore si irradia dall’angolo interno superiore verso la base del cranio, dove si trova il muscolo elevatore della scapola,  e nella parte centrale in direzione della colonna vertebrale, con i muscoli piccolo e grande romboide, dove spesso ha caratteristiche di dolore lancinante.

 

 

PERCHE’

Attività della vita quotidiana protratte a lungo  possono condurre a modificazioni nei tessuti muscolari, tendinei e legamentosi che nel tempo provocano dolore nella regione scapolare.

 

 

COSA ACCADE

La permanenza prolungata alla scrivania e al computer, sia per sedie e scrivanie inadatte, sia per il prolungarsi nel tempo di tali situazioni, può condurre ad adattamenti della struttura che mette sotto sforzo sempre gli stessi muscoli causando delle situazioni di vera e propria sofferenza cronica.

I muscoli soggetti a questo continuo stress piano piano perdono la loro proprietà elastica divenendo fibrosi

Anche svolgere attività pesanti come sollevare pesi può essere una causa importante di lesioni alla scapola.

Bisogna considerare che tutto l’insieme della spalla ha un unico punto fermo di appoggio ed è dove la clavicola appoggia sullo sterno, anteriormente alla base del collo.

 

Tutto il resto funziona attraverso un complesso sistema di leve composto di muscoli e legamenti che sottoposti ad uno sforzo eccessivo ed inappropriato possono condurre a contratture, stiramenti, lesioni e dolore.

 

Altre cause

 

Altre cause del dolore alla spalla possono essere ricercate in una protrusione di un disco della regione cervicale che infiammando le radici nervose produce una vera e propria sindrome dolorosa cervico brachiale.

 

Nell’elenco bisogna aggiungere altre situazioni che potrebbero condurre a dolori della scapola pur non essendo direttamente dipendenti da essa, in particolare la possibilità che vi siano fratture vertebrali, molto frequenti nell’anziano sofferente di osteoporosi e problematiche cardiache.

 

Questa guida al dolore della scapola non è completo e non vuole essere sostitutivo di un controllo medico che si rende necessario soprattutto per escludere situazioni che potrebbero peggiorare.

Speriamo di aver fornito utili consigli.

 

 

 

Intrappolamento del Nervo Ulnare

Il nervo ulnare è uno dei principali nervi del braccio e il suo intrappolamento può avvenire facilmente lungo il suo decorso dalla spalla alla parte esterna della mano.
L’intrappolamento del nervo ulnare è una lesione estremamente comune a un nervo che decorre per tutto  il braccio fino alle dita esterne della mano.

Malgrado accada di frequente, le conseguenze se non curato, possono anche essere molto gravi.

Infatti dal momento che attraverso i nervi passano gli impulsi per i muscoli e quelli della sensibilità, una sua sofferenza protrattasi nel tempo può condurre a debolezza muscolare, paralisi e diminuzione quando non perdita della sensibilità.

 

Il nervo ulnare

 

 

Il nervo ulnare insieme al nervo radiale e al nervo mediano sono i principali nervi del plesso brachiale.

Essi conducono il segnale nervoso ai muscoli e i segnali sensitivi al cervello.

Il nervo ulnare deve il suo nome all’ulna, osso che insieme al radio forma l’avambraccio dal lato del quinto dito.

Nasce dal tronco secondario mediale del plesso brachiale, discende lungo il lato interno del braccio, prima anteriormente, poi posteriormente, scorrendo dentro dei “solchi”, passa dietro al gomito portandosi anteriormente.

Al polso incrocia superficialmente il legamento trasverso del carpo e si biforca in due rami terminale: palmare superficiale e palmare profondo.

 

Come può intrappolarsi il nervo ulnare?

Il nervo ulnare nel suo percorso dalla spalla alle dita attraversa molti tessuti ed inoltre data la lunghezza  esistono veramente molti punti dove potrebbe venire intrappolato o schiacciato o subire lesioni.

Il gomito e il polso sono le zone dove più frequentemente si verificano sofferenze a causa delle sollecitazioni in trazione, al gomito soprattutto, o in pressione, al polso.

Lungo tutto il tragitto, comunque, si possono procurare lesioni, a causa della mobilità dell’arto superiore e di possibili traumi.

Cause

 

L’intrappolamento provoca sempre una ischemia, cioè al nervo vengono a mancare ossigeno e nutrimento.

I piccoli vasi che lo avvolgono possono rimanere compressi e non svolgere più la loro funzione.

  1. Traumi pregressi, fratture, contusioni
  2. Infiammazione al gomito che può coinvolgere le aree circostanti
  3. Postura inadatta che può sottoporre il nervo a tensioni
  4. Gomito appoggiato per lungo tempo su superfici dure

 

 

Sintomi

 

L’intrappolamento del nervo ulnare produce parestesie al lato esterno della mano, in particolare a gomito flesso, possono essere avvertiti debolezza, difficoltà ad eseguire compiti fini soprattutto con le ultime due dita.

Può essere avvertito dolore anche al gomito ma normalmente sono la mano e le dita a risentirne di più.

Qualora l’intrappolamento non si risolva in tempi brevi la sofferenza potrebbe divenire cronica e provocare perdita di forza a tutta la mano.

 

Diagnosi

 

La diagnosi sarà fatta dal medico dopo accurata visita che potrebbe anche richiedere ulteriori approfondimenti ad esempio radiografia del gomito o del polso ed elettromiografia.

Saranno effettuati dei test che permetteranno al medico di capire di quale nervo si tratta e quale potrebbe essere la situazione che produce l’intrappolamento ed inoltre indirizzerà le sue indagini su altri fattori che potrebbero condizionare la situazione, malattie, uso di farmaci ecc.

 

Trattamento

In fase iniziale è probabile che il medico consigli una terapia antiinfiammatoria unita a fisioterapia specifica: terapia fisica ed esercizi per aiutare il nervo a scivolare correttamente nella sua guaina.

Qualora questi metodi non dessero i risultati sperati o si dovessero evidenziare degli intrappolamenti non risolvibili con terapia conservativa, è probabile che il medico consigli una terapia chirurgica.

La chirurgia può riguardare sporgenze ossee, legamenti (ad es. il legamento traverso del carpo) o vecchie cicatrici.

Come possiamo prevenire o evitare recidive?

 

Non rimanere con il gomito o il polso in appoggio per troppe ore al computer o comunque alla scrivania, evitare movimenti veloci e ripetuti di flessione del gomito.

Eseguire con costanza esercizi di allungamento delle spalle e delle braccia.

Curare la postura.

Speriamo di esservi stati utili con i nostri consigli.

 

 

 

Rottura della Cuffia dei Rotatori: Perché si Verifica?

Lesioni alla Cuffia dei Rotatori della spalla sono incidenti che capitano con una certa frequenza, si manifesta con dolore all’articolazione ma soprattutto impotenza funzionale, ovvero attraverso l’impossibilità di alzare il braccio.
Parlare dell’articolazione della spalla è una semplificazione, in quanto si tratta del complesso di 5 articolazioni e ventisei muscoli che garantiscono il movimento e la stabilità a quella che è la parte che compie il complesso di movimenti più vasto di tutto il corpo.
La cuffia dei rotatori, nello specifico è formata da quattro muscoli e dai loro tendini che avvolgono l’articolazione appunto come una cuffia:
sovraspinato, il più soggetto a lesioni,
sottoscapolare,
sottospinato
piccolo rotondo.
Lesioni alla cuffia possono coinvolgere uno o più muscoli e possono essere totali o parziali.

Perché accade

 

Fondamentalmente le cause si possono ridurre o a un evento acuto o ad un problema cronico.

Una lacerazione si può produrre improvvisamente in seguito ad una caduta sul braccio,  nel sollevare qualcosa molto pesante, nella pratica sportiva come conseguenza di una sollecitazione troppo impegnativa.

Molto frequenti sono però danni alla cuffia prodotti dalla degenerazione dei tendini, causata da un eccessivo uso, in particolare in compiti molto ripetitivi di tipo professionale.

Quello che accade nei muscoli e nei tendini è che unitamente all’invecchiamento che conduce ad una progressiva rigidità di tutto l’apparato muscolare, anche per il diminuito apporto di sangue, un eccessivo uso di alcuni muscoli arriva a tramutarli in una sorta di stringhe, cioè a perdere le loro proprietà elastiche e quindi a renderli soggetti a “sfrangiamento” e rotture complete che nello specifico della cuffia avviene prevalentemente a livello dei tendini.

Possono crearsi nelle parti più soggette a sollecitazioni delle calcificazioni che rappresentano il segno di una infiammazione cronica e piccoli speroni ossei come si possono osservare nella spina calcaneare e nella spina tibiale e rappresentano la testimonianza di anni e anni di tensioni.

I sintomi

 

Impotenza funzionale, ovvero difficoltà o impossibilità a muovere il braccio, dolore, scroscio articolare.

Quando la rottura accade in seguito ad incidenti può essere avvertita la sensazione dello strappo.

La diagnosi dovrà essere effettuata da uno specialista perché i sintomi della rottura della cuffia sono sovrapponibili all’infiammazione della spalla. quella che una volta veniva chiamata periartrite.

La diagnosi

 

  • risonanza magnetica che permette di valutare meglio i tessuti a forte contenuto acquoso, come i muscoli, i tendini, le cartilagini, le borse articolari

Il trattamento

 

A seconda della gravità della lesione lo specialista potrà decidere per una terapia di tipo conservativo o per un intervento chirurgico

La terapia di tipo conservativo contempla:

riposo: lo specialista potrebbe consigliare di indossare un tutore per un po di tempo,

fisioterapia: per ridurre l’infiammazione, promuovere processi di riparazione, di guarigione e recuperare l’articolarità

antinfiammatori: per il dolore.

Qualora queste terapie non dessero risultati soddisfacenti o la lesione fosse troppo vasta si dovrà ricorrere all’intervento chirurgico.

Considerazioni

 

Rispetto ad anni fa il ricorso alla chirurgia è piuttosto diminuito rispetto all’utilizzo della terapia conservativa, in particolare la fisioterapia, il motivo è che attraverso un fisioterapia mirata si può restituire equilibrio ai muscoli della cuffia, recuperare un movimento funzionale e prevenire ricadute.

Infatti anche dopo un intervento è sempre raccomandata una riabilitazione funzionale per il recupero di tutta la spalla in quanto il rischio di recidive, soprattutto per lesioni di tipo degenerativo, è molto elevato.

 

Fisioterapia nella Cura delle Fratture e Ritardi di Consolidamento Causati dall’Infiammazione Cronica

Il ritardo nel consolidamento di fratture e la cicatrizzazione di ferite, soprattutto nella popolazione anziana, sempre molto più frequentemente viene attribuita all’infiammazione cronica.

Di cosa si tratta?

L’ infiammazione cronica non è una malattia curabile in modo semplice.

E’ un insieme di situazioni che lavorano in modo subdolo, sotto sotto, verrebbe da dire.

Ha alcuni aspetti in comune con l’infiammazione acuta che si può sperimentare nel caso di un trauma, di una malattia virale, di un’infezione batterica.

La parte si gonfia, brucia, fa male.

Questo tipo di infiammazione è la difesa del nostro organismo, senza entrare eccessivamente nei dettagli, il corpo mette in atto una serie di provvedimenti destinati a sconfiggere “l’invasore”, o a curare e rimarginare l’eventuale ferita.

Quello che capita, quando il sistema non funziona bene, è che questi processi di guarigione/difesa non vanno a buon fine e l’infiammazione comincia a cronicizzare, cioè il meccanismo non si arresta.

Questa situazione può coinvolgere tutto l’organismo e può danneggiare molti organi.

Molti studiosi ritengono che la causa possa essere lo stile di vita occidentale, eccessivamente ricco di carboidrati e zuccheri, di carne e latticini, quindi forse sarebbe meglio dire, semplicemente, troppo ricco.

Ma in realtà sono coinvolti molti altri fattori: familiarità, fattori ambientali, ad esempio lo stress che in persone predisposte può funzionare come una miccia.

I sintomi di questa infiammazione, nascosta e persistente, si possono vedere con l’aumento delle placche di colesterolo, la steatosi epatica (fegato grasso), l’ovaio policistico, l’aumento di incidenza di ictus e infarti, malattie oncologiche e ritardo nella guarigione di fratture e ferite.

E’ difficile comprendere i meccanismi che scatenano queste situazioni, ma appare sempre più chiaro che la resistenza insulinica sia una importante causa e allo stesso tempo conseguenza.

Fattori alimentari, fattori genetici ovvero predisposizione, fattori ambientali.

Cosa fare?

I nostri consigli si limitano ai casi di ritardo nel consolidamento di fratture.

Non mangiate eccessivamente latticini nella convinzione che aiutino per l’apporto di calcio.

Evitate zuccheri semplici e eccesso di carboidrati.

Cercate di adottare una dieta disintossicante a base di tanta verdura.

La vitamina D può aiutare.

Adottate uno stile di vita più sano che comprenda movimento all’aria aperta.

Ma soprattutto andate da uno specialista in fisioterapia che sappia valutare la situazione nel suo complesso.

Speriamo di esservi stati utili con i nostri consigli.